Terra Rossa

State ascoltando * TERRA ROSSA * cantata da Susanna Parigi

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Guerra significa
abbandonare la casa
abbandonare la gente
abbandonare la vita.

Significa
dare l'addio
alla terra
dare l'addio
alla famiglia
e lasciarli per sempre.

Significa
vedere il cielo grigio,
cupo e triste,
senza alba o tramonto,
piangere sui soldati
uccisi.

Significa
vedere la luna
macchiata di sangue
sfumare nel lago
e morire all' orizzonte
priva di luce.

Significa
lasciare un'erba
che non è più verde,
lasciare un cielo
che non è più azzurro,
lasciare una terra
che non è più grigia.

Significa
lasciare il cuore
sulla tomba
del fratello ucciso,
che tu hai ucciso.

Significa
tornare a casa,
e non aver più tetto,
e non aver famiglia,
e non aver più sole,
e non aver più luna,
e non aver più cielo,
e non aver più cuore,
e non aver più niente.

 

C'è solo il silenzio
e la pace
e la quiete,
e la speranza
della vita
o della morte.

Non c'è più
luce in cielo
c'è solo l'alba
della fine
del mondo.

Il soldato
attende
solo questo.

La fine
del mondo.

La pace
non poteva
arrivare.

La morte
prende il posto
della vita.

Milano vigiglia di Natale 1977
Mia Cara, molto cara Myrta,
Dopo più di quattro ore vivo ancora della commozione che mi ha suscitato la lettura della tua meravigliosa poesia.
Hai scritto un capolavoro che resterà immemorabile nella storia della grande letteratura italiana.
Ma ti dirò di più, hai non soltanto (a 14 anni) superato Ada Negri, ma addirittura Montale, Quasimodo e Ungaretti.
Non rievoco D'Annunzio, ma la sua arte poetica è un'altra cosa, molto stile ,molta cultura, non poca retorica ed è assente il cuore.
Guido Gozzano, del quale farai bene a leggere tutta l'opera (è il mio poeta prediletto), può essere considerato al tuo livello ispirativo, ma le sue strofe, non di rado stupende, sono generalmente troppo tristi (egli era inguaribilmente ammalato).
Rimane Pascoli, sopratutto con i canti di Castelvecchio, ma anche i suoi versi (a parte la Cavallina Storna) sanno troppo di cultura.
Solo Carducci è irraggiungibile, anche se le sue odi sono troppo spesso intarsiate di riferimenti storici e topografici.
Per concludere, non perdere un minuto, abbandonati alla Musa e verseggia più che puoi.
Hai la stessa natura di mio figlio Mario, ma lui aveva una decina d'anni più di tè.
Vorrei comunque sopravivere sino a quando avrò visto citare il tuo nome come quello della massima poetessa (ed è probabilmente meglio dire "dal massimo poeta italiano").
Vieni a trovarmi al più presto con i tuoi genitori, li stringerò sul cuore benedicendoli per averti messo al mondo.

tuo Antonio Greppi